Così continuiamo a vivere la nostra vita, pensai. Segnati da perdite profonde e definitive, derubati delle cose per noi più preziose, trasformati in persone diverse che di sé conservano solo lo strato esterno della pelle; tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere.

Siamo chi se ne va. La numerosa
nuvola che si disfa all’occidente
è nostra effigie. Incessantemente
la rosa si tramuta in altra rosa.
Sei nuvola, sei mare, sei l’oblio.
Sei anche tutto quello che hai smarrito.

Jorge Luis Borges, “Nubi”

1 nota

Ho messo la mia anima fra le tue mani. Curvale a nido. Essa non vuole altro che riposare in te. Ma schiudile se un giorno la sentirai fuggire. Fa’ che siano allora come foglie e come vento, assecondando il suo volo. E sappi che l’affetto nell’addio non è minore che nell’incontro. Rimane uguale e sarà eterno. Ma diverse sono talvolta le vie da percorrere in obbedienza al destino.
Margherita Guidacci

Ho messo la mia anima fra le tue mani.
Curvale a nido. Essa non vuole altro
che riposare in te.
Ma schiudile se un giorno
la sentirai fuggire. Fa’ che siano
allora come foglie e come vento,
assecondando il suo volo.
E sappi che l’affetto nell’addio
non è minore che nell’incontro. Rimane
uguale e sarà eterno. Ma diverse
sono talvolta le vie da percorrere
in obbedienza al destino.

Margherita Guidacci

Tu profumi di qualcosa
Che non è facile da dire
Di stelle
Pensavo…
G. Catalano

1 nota

Sul grande orologio del tempo c’è scritta una parola sola: ora.

Sul grande orologio del tempo c’è scritta una parola sola: ora.

1 nota

Devo molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore non perdonerebbe mai.

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi su ogni atlante.

E’ merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

«Non devo loro nulla» -
direbbe l’amore
su questa questione aperta.

Wislawa Szymborska

4 note

"Non consiglierei a nessuno d’essere come me: troppa sensibilità, troppo provare, troppo sentire, troppo percepire, troppo immaginare, troppo desiderio.
Non consiglierei a nessuno d’essere come me: troppo fiduciosa, ingenua, spontanea, impulsiva.
Desidererei guardare le cose secondo la loro misura, senza il bisogno di ingigantire sempre tutto. Perché, per quelle come me, è un guaio. Quelle come me, e non consiglio di esserlo,si sentono mancare l’aria ogni giorno per un’attenzione in meno, per una carezza in meno. Quelle come me sopportano e si tengono tutto l’amaro dentro. Quelle come me implodono ogni giorno e poi mostrano il loro più bel sorriso.
Quelle come me sono difficili, complesse, inseguono sogni immaginari. Parlano da sole, nel silenzio della notte, sperano e hanno gli occhi lucidi al sorgere di una nuova alba.
Quelle come me sono così: forti nel corpo da possedere la fragilità dell’anima.
E fanno finta di credere alle bugie, alle speranze, ai sorrisi di circostanza, quelle come me . Ma più di tutto, le riconosci dagli occhi. Sono il portale della vita, sono pensieri, parola, cuore, felicità, chiarore, buio, ansia, malinconia.”
T.C.

"Non consiglierei a nessuno d’essere come me: troppa sensibilità, troppo provare, troppo sentire, troppo percepire, troppo immaginare, troppo desiderio.
Non consiglierei a nessuno d’essere come me: troppo fiduciosa, ingenua, spontanea, impulsiva.
Desidererei guardare le cose secondo la loro misura, senza il bisogno di ingigantire sempre tutto. Perché, per quelle come me, è un guaio. Quelle come me, e non consiglio di esserlo,si sentono mancare l’aria ogni giorno per un’attenzione in meno, per una carezza in meno. Quelle come me sopportano e si tengono tutto l’amaro dentro. Quelle come me implodono ogni giorno e poi mostrano il loro più bel sorriso.
Quelle come me sono difficili, complesse, inseguono sogni immaginari. Parlano da sole, nel silenzio della notte, sperano e hanno gli occhi lucidi al sorgere di una nuova alba.
Quelle come me sono così: forti nel corpo da possedere la fragilità dell’anima.
E fanno finta di credere alle bugie, alle speranze, ai sorrisi di circostanza, quelle come me . Ma più di tutto, le riconosci dagli occhi. Sono il portale della vita, sono pensieri, parola, cuore, felicità, chiarore, buio, ansia, malinconia.”
T.C.

1 nota

Delle prime cose che imparai da solo ricordo questa: imparai a non attendere.
[…]
Come poteva uno stare in pace in attesa di qualcosa, anche se questa cosa non arrivava?
[…]
Volevo sapere perché, quando gli eventi tardano, uno è in attesa. Pensavo alla tua caduta in una stizza, in una tensione che trasformava d’improvviso tutta una porzione di tempo in una fissità, in un indurimento di nervi, in un’attesa.
Chiesi perciò attraverso la porta socchiusa del bagno:
‘Perché esiste l’attesa?’
‘L’attesa di che cosa?’
Feci una pausa. Riprese con tono più gentile: L’attesa di cosa?
‘Se mamma non viene, tu l’aspetti?’
‘Certo’
‘Se manca la luce aspettiamo che torni?’
‘Non riesco a seguirti, ma non fa niente. Si, aspettiamo che torni’
‘Per ogni cosa che fa tardi e bisogna aspettare, noi siamo sempre in attesa?’
A questo punto la mia dizione si fece più incespicata.
‘Papà, se io non voglio stare in attesa e voglio stare senza attesa, posso?’
Allora interruppe di radersi, aprì del tutto la porta e, come se avesse capito una cosa, non so quale, disse solo così: ‘Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono.’ Poi aggiunse ancora: ‘Quello a cui tieni, quello che ti capiterà, non verrà con un’attesa.’

Non ora, non qui, Erri De Luca

(via dimitja)

5 note

In fondo e’ tutto qui: ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi te.

"Mia nonna, quand’ero bambino, mi raccontava sempre questa storia:
Sai, Cuore mio, nel mio petto batte il mio cuore…ecco, lo senti? Nel mio cuore c’è una stanza segreta piccola piccola, al centro di quella stanza piccola piccola c’è una seggiola piccola piccola, e seduto su quella piccola seggiola ci sei tu. Quello è, e sempre sarà, il tuo posto, solo il tuo, qualunque cosa accadrà, qualunque cosa farò, qualunque cosa farai, ovunque io sarò, ovunque tu sarai, tu resterai lì, seduto sulla Tua piccola seggiola nel mio cuore.
Mia nonna non è mai venuta meno a quella promessa. Perchè quando sono vere certe promesse, non si ritrattano in un gioco di diplomazia del cuore che svilisce ogni sentimento, annodandolo labilmente alle condizioni dell’hic et nunc. Questo m’ha insegnato, con la cura che mi ha riservato sempre, riempendo così di sostanza quelle parole talmente delicate, che altrimenti sarebbero rimaste mere vacuità. Ecco, il senso. Tutto il resto è nulla, altisonanti dichiarazioni di intenti, coraggiosi slogan presi in prestito o rubati da muri o poesie, rigorose prese di posizione, strenua difesa di confini, propri ed altrui, che in fondo in fondo non si vogliono superare, perchè considerati Libertà. Ebbene, quelle libertà altro non sono se non identità vecchie una vita, che si vogliono a tutti i costi, a qualunque prezzo, difendere. E alla fine, ciò che difendiamo, ostinatamente e fermamente, è tutto ciò che ci resterà. E ci dovrà bastare. E tutto ciò che invece abbiamo abbandonato, più e più volte, senza attenzione, nel silenzio, immaginando di ritrovarlo intatto come l’avevamo lasciato, non ci sarà quando ci aspetteremo e spereremo di ritrovarlo. E scandalizzarci per questo sarà solo una inutile manifestazione d’orgoglio”.